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L'Olio
nell'età preistorica
La
pianta dell'olivo ha origini antichissime: reperti archeologici del
neolitico attestano l'uso di olive come alimento e presenza di olivi già
in quello terziario. La coltivazione dell'olivo affonda le sue origini nel
lontano Medio Oriente per poi svilupparsi in tutto il bacino del
Mediterraneo.
I primissimi frantoi, rinvenuti sia in Siria che in Palestina, risalgono
intorno al 5000 a.C. Circa 6000 anni fa, durante l'età del Rame, alcune
comunità d'agricoltori che abitavano nelle regioni litoranee del
Mediterraneo Orientale, ovvero sull'attuale costa siro-paestinese,
intervennero su alcuni olivi a frutti grandi e cominciarono a scegliere le
varietà in modo sistematico e non casuale.
La coltivazione dell'olivo è sicuramente attestata in siti archeologici
databili al 3500 a.C. sotto forma di noccioli di grandi dimensioni e di
numerosi carboni di legno d'olivo, usato per il fuoco o come materiale da
costruzione. Talvolta questi resti sono presenti in aree semidesertiche
dove l'olivo non avrebbe potuto crescere spontaneamente e quindi
testimoniano dei primi sforzi umani per diffondere l'olivo coltivato
Si può affermare che, nella storia, esiste un rapporto diretto tra
sviluppo civile ed olivicoltura in tutta le civiltà dell'area del
mediterraneo: la coltivazione dell'olivo e la produzione di olio sono
tipiche di società stabili, dotate di organizzazione politica ed economica
ben definita; questo perchè sono richieste conoscenze agricole e tecniche
di lavorazione approfondite. La distribuzione dell'olivo nel mediterraneo
ha subito nei secoli vicende alterne seguendo la variazione delle
condizioni politiche sociali economiche.
L'oleastro, varietà di olivo selvatico, non è probabilmente un vero
antenato dell'olivo coltivato anche se ha caratteristiche genetiche e
cromosomiche assai somiglianti: l'olivo domestico deriva probabilmente da
un ibrido di due specie originarie diverse coltivate e selezionate
dall'uomo
*LE
ZONE OLIVICOLE: durante l'evo antico, l'olivicoltura presente era
distribuita lungo la Grecia, l'odierna Turchia e la Palestina..
A Babilonia il medico era chiamato "asu", ovvero "conoscitore degli oli":
nel 2500 a.c., il codice babilonese di Hammurabi regolava la produzione e
il commercio dell'olio di oliva.
Intorno al 2300 a.C. gli Egiziani ornavano le tombe dei faraoni con rami
d'olivo, simbolo di vita e di fecondità. Da reperti archeologici si
apprende che in Egitto si commerciava l'olio prima della XIX dinastia.
Molte popolazioni della Palestina erano dedite all'olivicoltura, ma quella
più importante che ha lasciato resti di strutture, di grandi dimensioni,
per la lavorazione dell'olivo è la tribù dei Filistei. In Israele sono
stati ritrovati mortai di pietra, datati anche al V millennio a.C., in cui
le olive erano ridotte in pasta tramite la forza delle braccia. Questi
recipienti erano costituiti da rami d'olivi intrecciati e pietre
sovrapposte, la cui forma ricorda l'attuale fiscolo in corda, utilizzato
per pressare la pasta d'olive macinate. La più rilevante presenza d'olivi
in Palestina era, ed ancora oggi è; quella degli alberi che si trovano nel
luogo dove era situato l'orto del Gethsemani. Tuttora in quella zona ci
sono otto olivi plurisecolari.
Nella cultura ebraica l'olio d'oliva viene usato per santificare e
consacrare l'Arca dell'Alleanza, gli arredi di culto e i sacerdoti. Da
ricordare la storia della colomba liberata da Noè, che tornò all'arca con
un ramoscello d'olivo nel becco, simbolo di fine suffragio universale e
inizio di una nuova vita.
La continua e sempre maggiore richiesta d'olio e di vino in Mesopotamia,
Egitto ed Anatolia, determino lo sviluppo e la prosperità delle zone
costiere in cui era possibile coltivare olio e vite. Il trasporto degli
oli, nei luoghi desiderati, veniva fatto inizialmente in otri di pelle.
Un ruolo determinante ed essenziale fu assunto anche da Ebla, uno dei
centri principali della rete commerciale carovaniera, che riforniva vino
ed olio d'oliva all'Egitto, ad i centri mesopotamici ed all'Assiria, le
principali, e le più rilevanti, realtà economiche del mondo. Raffinati
oggetti di tutti i tipi venivano scambiati con i prodotti locali come
tessuti, oggetti in bronzo, ma soprattutto olio d'oliva e vino.
Per merito dei Fenici e poi dei Cartaginesi, la pianta dell'olivo approda
in molti paesi del Mediterraneo, e anche in Italia; gli Etruschi
possedevano già vaste piantagioni nell'Italia centro settentrionale e a
Roma nasceva un vero e proprio mercato oleario.
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