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Nel
centro storico della città di Trapani, quartiere Baracche, a qualche metro
dalla Torre di Ligné, sorge il porto piccolo, quello dei pescatori,
protetto dall’imponente mole della torre Colombaia, chiamata
altrimenti torre del Castello di mare.
La
costruzione rappresenta una delle cinque torri raffigurate nello stemma
della città e, secondo una leggenda, era da qui che i colombi partivano
per consegnare i messaggi a chi presidiava le altre torri; un’altra
leggenda vuole che il “Castello” si chiami così in onore delle colombe
sacre a Venere, dea adorata sul Monte Erice. Il sito rappresenta uno dei
migliori esempi di architettura militare in Sicilia e la prima fonte,
assolutamente storica, che menziona in questo luogo un insediamento
militare, è rappresentata da Diodoro Siculo: sarebbe li sorta intorno al
260 a.C., voluta da Amilcare Barca, generale cartaginese padre di
Annibale, una torre detta “Peliade”, al posto del preesistente faro. Il
nome deriverebbe dall’aspetto conferito alla costa vista da lontano, da
parte di una bassa vegetazione erbacea, che pareva quasi ricoprire di peli
la terra. Alcuni storici pensano che la volgare denominazione della
Colombaia risale al tempo della dominazione romana, in quel periodo
l’isoletta, che serviva ai Cartaginesi come base per le loro battaglie,
cadde sotto l’assedio romano e fu conquistata in una sola notte ad opera
del console romano Numerio Fabio Buteone. Poi la struttura, abbandonata,
diventò nido di colombe.
Opera
monumentale, simbolo stesso della città di Trapani che nei tempi passati
ha raggiunto il massimo dello splendore, negli ultimi decenni è stata
definitivamente lasciata all’incuria dei politici e della burocrazia.
Eppure un tempo la “Colombaia” fu nido d’amore tra sovrani e regine! Nel
1360 ospitò la regina Costanza di Castiglia che doveva andare in sposa a
Federico III; nel 1408 il re Martino il Giovane fece costruire un pontile
in occasione dello sbarco a Trapani della sua seconda moglie Maria. Oltre
che un luogo storico, dal 1821, la Colombaia fu adibita a carcere per i
trapanesi insorti ai moti indipendentisti italiani, destinazione che
mantenne per oltre un secolo. La Colombaia fu anche scenario di misteri:
Giuseppe Maltese e Andrea D’Amico, due giovani architetti trapanesi,
scoprirono, una decina di anni fa, stilando la loro tesi di laurea sulla
Colombaia che, nel 1965, all’indomani della chiusura del carcere, venne
murata un’intera ala del Castello. Cosa si voleva celare? E’ proprio a
questo punto, che la vita della Colombaia si ferma e comincia la
sua rovina, anche se, nel 1993, venne effettuato un restauro conservativo
da parte degli architetti Filippo Terranova e Giovanni Vultaggio.
Attualmente, la fortezza della Colombaia presenta quattro piani, il
più basso dei quali era adibito a cisterna, a pianta circolare scavata
nella roccia, alla quale si accedeva attraverso una botola dal piano
sovrastante. Quest’ultimo si presenta come un unico ambiente di forma
ottagonale, coperto con un solaio ligneo. Il secondo e terzo piano,
collegati da una scala in pietra a due rampe in aggetto, si presentano
molto simili al primo; unica variante è la copertura del terzo piano
costituita da una volta ad ombrello con costoloni smussati che poggiano su
otto semicolonnette con capitelli. Da quest’ultimo piano una scaletta,
ricavata nello spessore murario, conduce alla terrazza. Nell’insieme la
tipologia mostra innegabili influssi svevi a partire dalla pianta
ottagonale che la ricollega ad un’altra fortezza sveva, il Castello del
Monte che si trova in Puglia ed alla torre “di Federico” ad Enna. Adesso,
questa torre ottagonale mostra una recente crepa che diventa sempre più
profonda di giorno in giorno, ma anche all’interno il castello si presenta
male: pareti e tetti crollati, scritte dappertutto, un vero scempio! Furti
e danni che si sono perpetrati in questi anni fino a ridurLa all’odierno
stato. Fino a qualche mese fa, legalmente, la “Signora del Mare”, come è
stata soprannominata, apparteneva al Ministero per le infrastrutture ed
era in gestione ad un ente, l’Autorità portuale, messo in liquidazione,
così tutto restava fermo. L’associazione trapanese “Salviamo la
Colombaia”, che da anni segue il destino della struttura, chiedeva che si
potesse attivare, all’interno della costruzione, una seria iniziativa per
recuperarLa e valorizzarLa. Inoltre, durante l’estate, per sensibilizzare
l’opinione pubblica sul problema, sono state raccolte 6.500 firme di
cittadini, per chiedere alle Autorità preposte un pronto intervento. E’
stata anche inserita da Legambiente Sicilia nel circuito di una
manifestazione “Salvalarte 2008”, e durante la campagna “I Fenici e il
mare”(che mira alla riscoperta dei luoghi attraversati da un popolo che ha
lasciato nel Mediterraneo un enorme patrimonio archeologico), il Castello
è assurto agli onori della cronaca. Non solo, sono stati puntati i
riflettori sulle pessime condizioni nel quale versa il complesso
monumentale, ma è stato anche messo in risalto il suo straordinario
patrimonio architettonico, unico nel suo genere e la sua particolare
collocazione in un ambiente naturale di rara bellezza.
Per quanto
riguarda lo stato di stasi burocratica della Colombaia, è notizia degli
ultimi giorni, lo sbloccarsi dell’iter di sdemanializzazione
dell’immobile. In passato il Comune di Trapani aveva chiesto di acquisirla
nel proprio patrimonio, ma nel 2003, sia la Regione Sicilia che la
Provincia Regionale di Trapani avevano avanzato le loro pretese per
impossessarsene, fermando così tutto. Nel 2005 la Regione Sicilia aveva
dato il suo nullaosta al Comune di Trapani, in questo modo mancava solo
quello della Provincia Regionale di Trapani. Qualche settimana fa, il
Ministero, riprendendo l’iter, ha invitato la Capitaneria di Porto a
convocare una riunione, poi tenutasi in Prefettura, durante la
quale il Presidente della Provincia ha rinunciato all’acquisizione
della struttura. Si è giunti ad una svolta importante: adesso la
costruzione sarà oggetto di recupero e i cittadini in futuro potranno
godere di un pezzo di storia e di cultura .
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