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FICARRA E PICONE di Giovanna Cusenza
Finalmente si aprono per loro le luci della ribalta con la partecipazione a “Zelig” nella quale esordiscono con l’interpretazione dei due siciliani “nati stanchi” che seduti, chiacchierano svogliatamente affrontando problemi familiari e dell’Italia intera e con le gag dei panchinari dell’Inter. Infine, l’occasione della loro vita: il cinema! E’ il 2001, Rai Cinema li scrittura e girano il loro primo film “Nati stanchi”. I protagonisti sono due giovani disoccupati che calcano lo stereotipo del siciliano svogliato e raccontano un mondo iperrealista dipinto a pennellate lente e minuziose: la Sicilia, un bar, un parco, la tipica piazza di paese, un treno, fidanzamenti lunghi come certi pomeriggi di sole. Figli raccomandati per non vincere concorsi… Si narra una follia astrattista, colpi di colore improvvisi, invenzioni picassiane che stravolgono il reale per farlo capire meglio. Dopo la breve parentesi cinematografica, la coppia si dedica al teatro con spettacoli quali: “Vuoti a perdere”(1999 – 2002), in cui i due artisti affrontano il problema del “vuoto” come malessere che contraddistingue i nostri anni, vuoto nell’anima, nei sentimenti, nei progetti, talmente vuoto da sublimarsi e divenire surreale; “Diciamoci la verità”(2003 – 2004), nel quale portano in palcoscenico personaggi che attingono dal loro serbatoio comico mostrando, anche in questo spettacolo, una Sicilia vissuta a metà strada tra il reale e il paradosso, dalla quale balzano fuori personaggi di tutti i giorni, con le loro espressioni, le loro manie, le loro situazioni insensate; “Son cose che capitano”(2005), ultimo lavoro teatrale della coppia, divertente e pungente come loro. Al centro dello spettacolo ci sono l’uomo e le fasi della sua vita: l’amore perso o da riconquistare, l’amore che ci fa soffrire e quello di cui non ci accorgiamo, la morte di un parente che diventa spettacolarizzazione, la nascita di un figlio, i progetti, l’ansia, le prospettive, la vita che cambia. Tra dialoghi serrati e un alto livello di comicità (si ride veramente tanto), i due comici diventano, per un momento, artisti impegnati che fanno riflettere su come le “cose che capitano” servano a qualcosa e vanno oltre scoprendo che c’è un altro tipo di amore, di morte e di rinascita. Glielo insegna un misterioso parente, lo zio Pino, ovvero Don Pino Puglisi, un uomo che tanto si prodigò nel combattere la mafia divenendo uno degli emblemi della nostra società. Il recital ha un ritmo sempre alto, le battute che si susseguono incessanti come le gags esilaranti mantengono viva, per due ore di fila, l’attenzione. Per chi ha avuto la fortuna di assistere a questo spettacolo per due sere consecutive, ha scoperto il loro punto di forza: l’improvvisazione. Ammalia il loro continuo giocare, con battute non previste che spiazzano loro stessi in una gara a chi fa divertire di più.
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